giovedì 17 gennaio 2013

ISERNIA VOLUME "Il coraggio di dire NO" su Lea Garofalo.

Campobasso 17 gennaio 2013


(Mi Preoccupa, Mi Riguarda, Mi Coinvolge)
presenta
Il coraggio di dire NO
Lea Garofalo. La donna che sfidò la ’ndrangheta
di Paolo DE CHIARA

INTERVENTI:
·        Armando D’ALTERIO (Procuratore Capo DDA Campobasso)
·        Michele FALCO (Editore)
·        Enrico FIERRO (Giornalista de il Fatto Quotidiano)
·         Nicola MAGRONE (già Procuratore della Repubblica di Larino)
·        On. Angela NAPOLI (Componente Commissione Parlamentare Antimafia)

SALUTI: Paolo ALBANO (Proc. della Repubblica di Isernia); Enzo CIMINO (Cons. nazionale Ordine dei Giornalisti); Michele PETRAROIA (vice presidente Commissione Lavoro Regione Molise); don Paolo SCARABEO (Prete-Giornalista)

Sarà presente l’Autore

MODERA: Giovanni MANCINONE (giornalista RAI, vice presidente AssoStampaMolise)

ISERNIAvenerdì 18 gennaio 2013 ore 17:30 
Aula Magna ITIS ‘E. Mattei’
viale dei Pentri (già s.s.17)
[…]. E la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue.
dalla Prefazione di Enrico Fierro 

C’è il dolore della famiglia che si slabbra sotto le suole della mafia. C’è il dolore di una madre che paga la ribellione con la paura, la fuga, l’annullarsi per sopravvivere. Ogni tanto mi fermo a pensare agli eroismi antimafia degli ultimi anni; a questo Paese strabico e anaffettivo che non ha ancora imparato la differenza tra un pentito e un testimone di giustizia.         
Dalla Introduzione di Giulio Cavalli


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