Il dolore
pelvico femminile al Congresso Europeo di Radiologia.
Dottor
Restaino, radiologo della Fondazione “Giovanni Paolo II”
Il grave problema che colpisce milioni di donne in tutto il mondo è stato affrontato al meeting annuale dei radiologi europei di Vienna dal dottor Restaino, radiologo della Fondazione “Giovanni Paolo II” di Campobasso.
Il Dolore pelvico nella donna
è stato l’oggetto della relazione che il dottor Gennaro Restaino, radiologo
della Fondazione di Ricerca e Cura “Giovanni Paolo II” di Campobasso, è stato
invitato a discutere al cospetto di circa 1000 colleghi specialisti di tutto il
mondo al Congresso Europeo di Radiologia, appena terminato a Vienna, e che è
stata trasmessa in diretta web mondiale il 4 marzo scorso sul sito internet
della Società Europea di Radiologia (www.myesr.org).
Al dottor Restaino, appena rientrato dal prestigioso meeting europeo,
chiediamo di spendere qualche parola sull’argomento della sua trattazione,
sicuramente di grande interesse comune. “Il dolore pelvico resta uno degli
enigmi diagnostici più complessi per chiunque si occupi di tutela della salute
nella donna ed uno dei carichi individuali più gravosi che le donne sono
chiamate ad sostenere. Esso può presentarsi in modalità così varie ed
aspecifiche, da acuto, improvviso e lancinante, a ciclico o ricorrente, fino a
sordo e continuo da rappresentare sempre una sfida per ogni medico che se ne
occupi.”
Le cause più frequenti di dolore pelvico acuto? Il dolore
pelvico acuto può essere sintomo di patologie gravissime che impongono
trattamenti di emergenza, quali l’appendicite con perforazione, la torsione
dell’ovaio o la rottura di una
gravidanza extrauterina; o spia di patologie ad insorgenza più graduale, anche
se di analoga gravità clinica, quali la malattia infiammatoria pelvica, il
morbo di Crohn, o la diverticolite; o avere andamento intermittente, come
l’ostruzione intestinale o la colica renale. Si tratta comunque di condizioni
che richiedono una diagnosi rapida e corretta, poiché alcune di esse mettono a
rischio la vita della donna e molte ne possono compromettere la fertilità.
E il dolore pelvico cronico? “Il dolore pelvico è considerato
cronico quando la sua durata supera i 3 o 6 mesi e diventa, per certi aspetti,
una malattia esso stesso, con pesante carico fisico, ma anche psicologico,
relazionale e coniugale sulla donna che ne è affetta, oltre che un pesante
carico sociale ed economico per la comunità.”
Quante donne ne sono affette? “È una condizione molto più
diffusa di quanto non si sospetti, poiché interessa il 4% delle donne, con una
incidenza pari al comune mal di schiena e doppia rispetto a condizioni ritenute
più frequenti, quali ad esempio la cefalea. E fatto ancora più significativo è
che le donne ne vengono colpite nel pieno della loro età riproduttiva, ad
un’età media di circa 30 anni, con una marcata riduzione della loro qualità di
vita.”
Ma le cause? “Benché le cause del dolore pelvico cronico nella
donna siano molteplici, nella pratica clinica le patologie più comunemente
associate a tale condizione sono la cistite interstiziale, le aderenze, la
sindrome da colon irritabile e l’endometriosi.”
Ecco, in cosa consiste esattamente l’endometriosi? “Consiste
nella presenza di cellule della mucosa endometriale in sedi diverse dalla loro
localizzazione normale, che è rappresentata della cavità uterina. In tali sedi
“errate”, che possono essere l’ovaio, la vescica, la superficie del retto, o la
cavità addominale, esse provocano una reazione infiammatoria cronica che negli
anni determina la formazione di cicatrici ed aderenze e può causare la
comparsa, tra gli altri disturbi, di infertilità e dolore pelvico cronico, anche
seriamente invalidante.”
Ma come mai se ne sente parlare sempre di più negli ultimi tempi? “Poiché
finalmente si è riconosciuto che si tratta di una patologia diffusissima, che
colpisce In Italia circa 3 milioni di donne, quasi una su dieci tra quelle in
età fertile comprese le adolescenti, con un carico di spesa sociale stimato
intorno ai 6 miliardi di euro/anno; nel mondo ne sono affette circa 150 milioni
di donne. Proprio a causa di tali cifre l’endometriosi è al centro di recenti
proposte di legge comunitarie ed italiane per il suo riconoscimento come
malattia sociale.”
E la diagnosi? “Nonostante la sua diffusione l’endometriosi è una
patologia ancora poco conosciuta dai non specialisti, in primo luogo dalle
stesse donne che ne sono affette, ma anche da molti medici, e questo causa un
gravissimo ritardo diagnostico, cioè il tempo che intercorre dalla comparsa dei
sintomi alla individuazione della diagnosi, che può raggiungere gli 8-12 anni.”
E nel suo specifico campo di lavoro, che è la radiologia, qual è il
contributo potenziale per la diagnosi e la cura dell’endometriosi? “L’ecografia
per via transvaginale e la Risonanza Magnetica, in mani esperte, sono strumenti
preziosi ed ormai imprescindibili, poiché possono dare un contributo
sostanziale alla identificazione di questa malattia, alla stima della sua
diffusione ed alla pianificazione dei più appropriati interventi terapeutici. E
questi dati sono stati ulteriormente ribaditi nel recente Congresso Europeo di
Radiologia. Ma, come per l’iter diagnostico di tutte le malattie, la chiave
della corretta diagnosi sta nel dialogo costruttivo e nella collaborazione
costante tra Medico di base, Specialista di riferimento e Specialista
radiologo, nell’interesse della persona malata che ad essi si affida.

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