Giorno dedicato alla nostra festa.
(24 gennaio San Francesco di Sales, patrono dei
giornalisti).
Sede del palazzo arcivescovile a Campobasso.

Lettera di mons. Giancarlo Bregantini rivolta ai giornalisti.
Carissimo
Vescovo Francesco di Sales,

Infatti
tu, che sei vissuto in un’epoca di grandi contraddizioni (1567- 1622), ci
insegni molte cose, preziosissime, per
noi, in questo tempo di crisi. Dalle tue lacrime, anche noi impariamo a
scegliere sempre le cose più impegnative, aiutati da una grande fede, che
diventa fantasia, per sorreggere l’arte del COMUNICARE, di cui tu, carissimo
vescovo, sei vero Maestro.
Questo
infatti ti chiediamo di insegnarci: a comunicare, a dare gusto all’arte del
giornalismo, a saper fare bene il nostro mestiere. Come hai fatto tu.
E’
bello infatti sapere che poiché la gente non poteva venire in chiesa ad
ascoltarti, perché minacciata ed impaurita da tante forze negative, tu non ti
sei rassegnato, non hai lasciato perder la tua parola.
Ma
hai inventato un altro metodo: se loro
non possono venire, sarò io ad andare da loro. Così hai creato un diverso
modo di comunicare: non le grandi parate, non le grandi omelie, ma la lettera
personalizzata che tu lasciavi dal lattaio o dal birraio, nell’osteria, tra
i vicoli e nelle stradine della città, un foglio appeso ai crocicchi della
storia.
Come
quel Gesù, che proprio nel vangelo di oggi, domenica, vediamo sì cresciuto per
trent’anni a Nazaret, un minuscolo paesino, ma poi per la diffusione del Regno di
Dio sceglie una città bella, frequentata
da tantissima gente: Cafarnao,
incrocio tra due autostrade dell’epoca, quella che scendeva dal nord verso
l’Egitto e quella che partendo dalla Siria arrivava al Mare.
Come Gesù, anche tu ci insegni ancora una volta un metodo
infallibile: cor ad cor loquitur, una
frase che sempre mi ha guidato nell’arte del comunicare. Centrale per un
vescovo. Ieri ed oggi. Come è decisiva per ogni giornalista. Con questo motto
famoso, anche oggi ci parli e ci dici che realmente entra nel cuore di chi ci
ascolta o ci legge solo quello che parte dal nostro cuore. Che solo quanto è
rivestito d’amore, quanto ha il sapore della verità amabile, quello solo parla
ed incide. E’ la mitezza che vince il mondo, che conquista la terra, come ben
dice il Signore Gesù: Beati i miti,
perché possederanno la terra. Ora il mite non è colui che si tira indietro.
Anzi, è colui che sa e vede le cose. Non fa il buonista, non tace per
compromesso. Ma mentre sa, sa anche dirle le cose, le sa non solo descrivere,
ma soprattutto “narrare”, raccontare comunicando.
Ora
comunicare vuol dire dar voce alla Storia, raccogliere il grido di dolore e di
speranza che c’è in ogni cuore ed in ogni evento. Comunicare è dire, donando e
rispettando l’autenticità.
Come
è vero quanto ci hanno insegnato i grandi giornalisti: “formare informando”. In cammino, per la vita
Allora ogni fatto si riveste di aggettivi pacati, ben
misurati, propositivi. E l’aggettivo è come il fiore del campo: anche quando è
posto in siti poco soleggiati o impervi, quei fiori sanno dare un tocco di
grazia ad ogni zolla di terra. Così il giornalista vero: descrive, facendo
compartecipare il suo lettore, con un cuore grande, che infonde fiducia, che sa
far venir fuori il bene anche dalla terra più asciutta. E sa dire che ogni
evento, anche il più triste può essere messaggio di speranza e di luce.
Certo,
come tu hai fatto, questo chiede a noi tanta libertà interiore. Tanta capacità
di poter meditare quello che si scrive. E’ il tempo della preparazione, dello
studio, della fondazione degli eventi. E’ in fondo il tempo del silenzio, come
ci dice il Papa nel messaggio di quest’anno: Silenzio e parola: cammino di evangelizzazione! Con un monito: quando parola e silenzio si escludono a
vicenda, la comunicazione si deteriora per stordimento o freddezza. Quando
invece si integrano, acquista valore e significato!
A
noi giornalisti del Molise (ed oggi, anch’io ho la gioia di appartenervi!), tu ci
chiedi tre cose: essere più liberi dentro per non essere schiavi di nessuno ma
solo a servizio della verità e del bene, capaci di far rialzare la nostra terra
da un clima di acquiescenza passiva che ci avvolge come un torpore.
Ma
anche capaci di cogliere il tanto bene che già c’è tra la nostra gente, pronti
non solo a denunciare il male ma soprattutto a far germogliare il bello ed il
buono, perché diventi vero, in un clima di onestà intellettuale di forte
valenza culturale e spirituale.
E
infine, ci chiedi di avere reciprocamente più stima, nella linea di quello che
san Paolo tante volte ci ha esortato di fare: gareggiare nello stimarci a vicenda!
Grazie, carissimo Vescovo san
Francesco di Sales, del tuo stile; grazie del tuo cuore di amico e grazie della
tua parola amabile ma forte che hai sempre avuto. Donala anche a noi, con la
tua intercessione, perché siamo certi che solo il cuore parla al cuore…
Tuo, Vescovo Giancarlo, a nome di tutti i giornalisti della bella
terra del Molise

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