martedì 3 febbraio 2026

LAPIDE IN RICORDO DEL VICE BRIGADIERE DEL CORPO DELLE GUARDIE DI PUBBLICA SICUREZZA NICOLA MIGNOGNA


 Campobasso, 2 febbreio 2026

Inaugurata la lapide in ricordo del Vice Brigadiere del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza Nicola Mignogna, apposta, per volontà del Comune di Campobasso e della Polizia di Stato




             
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I2 febbraio 2026 ricorre il 59° anniversario della morte del Vice Brigadiere del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza Nicola Mignogna e per l’occasione in via Monsignor Bologna  n. 15 è stata inaugurata la lapide in suo ricordo, ivi apposta, per volontà del Comune di Campobasso e della Polizia di Stato, sullo stabile che fu caserma dei Vigili del Fuoco, oggi di proprietà comunale e  sede del GAL, nei pressi del luogo ove il Vice Brigadiere di Pubblica Sicurezza  Nicola Mignogna, il Brigadiere di Pubblica Sicurezza Giovanni Paduano e la Guardia di Pubblica Sicurezza Ignazio Cammisano, alle tre di notte del 2 febbraio 1967, furono feriti dai colpi di pistola esplosi dal  pericolosissimo pregiudicato Paolo Caso.

Il Brigadiere Giovanni Paduano, colpito al gomito, e la Guardia Ignazio Cammisano, colpito allo zigomo, sopravvissero. Mignogna, sebbene colpito all’addome, trovò la forza e la determinazione di mettersi alla guida dell’autovettura di servizio per soccorrere e portare i colleghi in ospedale ma, proprio nel luogo ove è stata apposta la lapide, fu sopraffatto dalla emorragia interna, perse i sensi e si accasciò sul volante della FIAT 1100.

Erano tre poliziotti della Squadra Mobile e quella notte del 2 febbraio 1967 erano in servizio di pattuglia automontata. Transitando per via Monsignor Bologna riconobbero Paolo Caso che si aggirava in modo sospetto tra le autovetture. Lo conoscevano, ad ottobre del 1966 lo avevano arrestato perché doveva espiare una condanna a tre anni di reclusione per reati commessi a Roma, pochi giorni dopo l’arresto era stato scarcerato in applicazione di amnistia e indulto e il Questore dell’epoca emise un foglio di via obbligatorio che gli vietava il ritorno a Campobasso. Quando lo riconobbero sapevano che dovevano fermarlo. Paolo Caso per sottrarsi all’arresto estrasse una pistola con la quale minacciò i poliziotti, i quali, sebbene le condizioni lo avrebbero consentito, non fecero fuoco. Mignogna in particolare riuscì con un mossa rapidissima a disarmare il malvivente che si rifugiò nel vicino cantiere in costruzione. I tre poliziotti lo inseguirono, sentendosi sicuri per averlo disarmato. A questo punto Paolo Caso, approfittando del fatto di trovarsi in una zona oscura mentre i suoi inseguitori erano sotto la luce di un lampione, estrasse una seconda pistola e fece fuoco colpendo i tre polizotti.

A terra furono ritrovate le due pistole, i bossoli, la borsa con alcuni strumenti da effrazione, le tracce di sangue.

Nicola Mignogna, era nato a Riccia (CB) nel 1924, aveva 42 anni, era sposato ed era padre di quattro figliole, la più piccola delle quali all’epoca aveva 4 anni.

La sua morte e il suo eroismo suscitò in tutta la Nazione un moto di commozione di eccezionale intensità. Privati e enti di varia natura vollero mostrare concreta vicinanza alla famiglia con offerte. Il settimanale EPOCA e il quotidiano IL TEMPO promossero una sottoscrizione per la raccolta di fondi per la sua famiglia. Il liceo Giulio Cesare di Roma si adoperò per una colletta. L’ospedale Vietri di Larino volle intitolare una sala del reparto di chirurgia della sua struttura all’eroico poliziotto. L’anno successivo fu dedicata a Nicola Mignogna la Scuola Allievi Agenti di Caserta. 

Paolo Caso fu arrestato dopo 40 giorni ad Ancona, in una situazione similare. Alle due di notte venne sorpreso da quattro cittadini mentre cercava di rubare un’autovettura, i quali lo fermarono per portarlo in Questura. Dapprima finse di collaborare, poi all’interno dell’autovettura riuscì ad estrarre una pistola con la quale fece fuoco contro i coraggiosi malcapitati, che intrapresero con lui una lotta furibonda per bloccargli la mano con la quale cercava di brandire l’arma. Lo scontro durò oltre dieci minuti, alla fine riuscirono ad immobilizzarlo sino all’arrivo della polizia e due di loro rimasero feriti, non mortalmente, dai colpi che il pregiudicato esplose.

Paolo Caso fu condannato all’ergastolo e le indagini che seguirono portarono a denunciarlo anche per l’omicidio a scopo di rapina commesso a Campobasso della tabaccaia di Viale Elena avvenuto nel 1961, nonché dell’omicidio di due donne in Francia nel 1958. 

Durante la detenzione tentò l’evasione e nel 1987 gli fu concesso un permesso premio che sfruttò per darsi alla latitanza. Nel novembre del 1990, presso la stazione ferroviaria di Genova, due poliziotti della Polizia Ferroviaria durante un controllo riuscirono a bloccarlo e lo trovarono in possesso di armi. Tornò così definitivamente detenuto.

Il sacrificio di chi è caduto così eroicamente per difendere la sicurezza della collettività merita il tributo e la deferenza anche delle generazioni successive, che hanno l’onore e il dovere di raccogliere esempi così fulgidi e perpetuarne la memoria.

Proprio per rimarcare il legame nei valori e nello spirito di servizio che di generazione in generazione unisce i poliziotti, durante la cerimonia di scopertura della lapide la corona verrà deposta dal poliziotto più giovane della Questura di Campobasso insieme ad un collega in quiescenza e ultranovantenne, in servizio all’epoca dei fatti.   

Le foto in calce ritraggono i luoghi ove si svolsero i fatti, oltre alla formella dedicata a Nicola Mignogna nel Sacrario della Polizia di Stato a Roma presso la Scuola Superiore di Polizia.















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