venerdì 2 giugno 2017

“LA DONAZIONE ED IL TRAPIANTO DI MIDOLLO OSSEO: COSA STA CAMBIANDO”

Campobasso, 2 giugno 2017

“La donazione ed il trapianto di midollo osseo e cellule staminali: cosa sta cambiando” organizzato dalla Fondazione “Giovanni Paolo II” e dall’ADMO Regione Molise con la collaborazione di numerosi partner.
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Il trapianto di midollo osseo e cellule staminali è una terapia di comprovata efficacia e, addirittura, salvavita per un elevato numero di pazienti affetti da diverse patologie maligne e non.  L’argomento affrontato nel corso del meeting “La donazione ed il trapianto di midollo osseo e cellule staminali: cosa sta cambiando” organizzato dalla Fondazione “Giovanni Paolo II” e dall’ADMO Regione Molise con la collaborazione di numerosi partner. L’evento si è svolto giovedì’ 1 giugno presso la Fondazione Molise Cultura (ex GIL).

Il trapianto, ossia la sostituzione di un “organo” irrimediabilmente ammalato con un altro proveniente da un soggetto sano, è una delle più grandi conquiste della medicina. Negli ultimi anni la scienza medica ha fatto notevoli progressi in questo settore, l’argomento affrontato da illustri relatori di fama internazionale, tra cui il professor Andrea Bacigalupo, uno dei “padri nobili” dell’Ematologia Italiana “pioniere” nel campo dei trapianti. L’illustre accademico oggi dirige e l’Unità Operativa di Ematologia del Policlinico Gemelli, collaborando attivamente anche con la Cattolica di Campobasso.
Eugenio Astore Presidente Admo Regione Molise “Carolina Sabatelli” ha aperto i lavori salutando i presenti ed illustrando l’attiva dell’Associazione. E’ stato proiettato un breve video con immagini toccanti che ha commosso i numerosi presenti.
Il  coordinamento dei lavori è affidato ai professori Storti e Sallustio della Fondazione Giovanni Paolo II.  Si sono alternati validissimi relatori provenienti da diversi Centri Italiani, come la dott.ssa Nicoletta Sacchi, la Prof.ssa Simona Sica ed il dott. Franco Papola. Nella seconda parte della mattinata è stata  illustrata l’attività di trapianto svolta negli anni a Campobasso dall’Ematologia della Cattolica e le prospettive future. Presenti anche il dott. Lino Spagnuolo e il dott. Pasquale Marino dell’Asrem.
 Molte malattie insorgono perché le cellule staminali ematopoietiche (CSE), contenute nel midollo e responsabili della produzione di miliardi e miliardi di globuli rossi, piastrine e globuli bianchi, non funzionano o per un difetto intrinseco di natura ereditaria (come ad esempio nella talassemia) o perché colpite da un processo tumorale (come ad esempio nella leucemia). In molti di questi casi, la guarigione definitiva si può ottenere distruggendo il midollo ammalato per poi sostituirlo con uno proveniente da un soggetto sano, cioè sottoponendo il paziente ad un trapianto. 
Il trapianto di inoltre opera anche un’attiva azione immunologica nei confronti delle cellule del ricevente, che può dare origine ad una grave complicanza che prende il nome di Graft Versus Host Disease (GVHD). Tale azione immunologica tuttavia può essere opportunamente utilizzata per distruggere le cellule neoplastiche del ricevente. 
La scoperta di tale effetto immunologico ha fatto sì che sempre più siano effettuate procedure cosiddette di “mini allotrapianto” che poggiano la loro efficacia proprio su tale azione e possono essere tollerabili anche da soggetti più anziani.
Il midollo osseo (da non confondere con il midollo spinale contenuto nella colonna vertebrale e parte integrante del sistema nervoso) è un tessuto liquido, rosso come il sangue, localizzato negli spazi vuoti di alcune ossa, soprattutto del bacino. Il liquido midollare, raccolto in sacche di plastica come quelle delle trasfusioni, viene poi trapiantato al ricevente per via endovenosa, proprio come una semplice trasfusione.
Le cellule staminali circolanti possono essere mobilizzate nel sangue periferico mediante la somministrazione di fattori di crescita e raccolte collegando la circolazione del donatore ad una macchina detta separatore cellulare (in pratica il sangue, prelevato da un braccio, attraverso un circuito sterile entra in una centrifuga dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, mentre il resto del sangue viene reinfuso dal braccio opposto). 
Proprio perché oggi le fonti di CSE possono essere diverse, non si usa più in generale il termine trapianto di midollo osseo, ma quello di trapianto di CSE. Le CSE sono progenitori cellulari in grado di differenziarsi nei diversi elementi del sangue (appunto globuli bianchi, globuli rossi, piastrine): la CSE è infatti una cellula non ancora differenziata, multipotente, capostipite di tutti gli elementi fondamentali del sangue e anche di alcune cellule in altri tessuti. Si tratta di un tipo di cellula in grado di proliferare mantenendo intatta la potenzialità di replicarsi: è capace infatti di riprodurre se stessa e, contemporaneamente, produrre cellule figlie che, attraverso successivi processi di differenziazione e maturazione, daranno origine agli elementi maturi.


giovedì 1 giugno 2017

FRANCESCO GIORGINO: LE TECNICHE DEL LINGUAGGIO TELEVISIVO. IL RISPETTO DELLE PRINCIPALI NORME DEONTOLOGICHE

Campobasso, 1 giugno 2017

OdG Molise - Formazione Professionale

Il giornalista Francesco Giorgino ha parlato, prendendo spunto dal suo ultimo libro e dalla sua esperienza professionale anche come docente, del linguaggio giornalistico e di sociologia dei giornalismi.  L'incontro, di natura deontologica, promosso col Rotary, si è svolto presso la sala conferenze della Fondazione Molise Cultura.
Ha partecipato il presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Molise, sono intervenuti per un saluto il Sindaco di Campobasso ed il Presidente del Consiglio Regionale del Molise.
















sabato 27 maggio 2017

"LE PAROLE CHE UCCIDONO": IL POTERE DELLA SCRITTURA SENSIBILIZZA I GIOVANI SULLA VIOLENZA IN RETE

Campobasso, 27 maggio 2017

Sono stati Costantino Castiglione della 3^ C del Liceo Scientifico ‘Alberto Romita’, Irina Spina della 1^ D del Liceo ‘Galanti’ e Giulia Quiquero della 1^ D del Liceo Classico ‘Mario Pagano’ a vincere la prima edizione del concorso letterario ‘Parole che uccidono’
Il concorso è stato promosso dall’assessorato alla Cultura e Pari Opportunità del Comune di Campobasso e  ideato e curato dall’Associazione Culturale ‘Campobasso Live – La città in diretta’.
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Nella Sala consiliare di Palazzo San Giorgio, gremita in ogni ordine di posti, si sono tenute questa mattina, sabato 27 maggio 2017, le premiazioni del concorso.
La manifestazione ha chiuso l’evento del novembre 2016, in occasione della ‘Settimana contro la violenza e le discriminazioni’, quando, insieme al lancio del concorso letterario, l’Associazione Culturale ‘Campobasso Live – La città in diretta’ ha organizzato sul tema, in Piazzetta Palombo, anche una mostra fotografica, con gli scatti della giovane fotografa Valentina Fusiello.
Prima della consegna delle onorificenze, le targhe e gli attestati, si è tenuto un dibattito sul tema della violenza e, in modo particolare, quella che troppo spesso viaggia in rete.
Ad aprire l’evento, l’assessore comunale alla Cultura e Pari Opportunità, Emma de Capoa: “Ringrazio le scuole e gli studenti per la partecipazione numerosa al concorso e alla premiazione finale. È sempre bello vedere la Sala consiliare di Palazzo San Giorgio piena dei nostri giovani. 
Sono contenta, perché gli studenti, protagonisti con elaborati tutti di qualità, stimolati dal tema del concorso, hanno approfondito la conoscenza sul tema della violenza contro le donne. Il cammino intrapreso proseguirà con simili iniziative e, nel prossimo anno scolastico, con la seconda edizione del concorso letterario. Il mio grazie va all'associazione 'Campobasso Live' per l'organizzazione del concorso, che ha suscitato interesse nei ragazzi, e il mio grazie va anche ai giornalisti che hanno giudicato i lavori”.
Oltre all’assessore Emma de Capoa, presenti il presidente del Consiglio comunale, Michele Durante, e i consiglieri comunali Gianluca Maroncelli e Antonio Molinari.
Subito dopo è stata l’ideatrice del concorso, la giornalista Fabiana Abbazia, a spiegare perché sia così importante sensibilizzare le nuove generazioni sull’uso consapevole di internet e dei social network. La storia di Tiziana Cantone, morta suicida dopo che un video hard, dato in pasto alla rete, le ha rovinato l’esistenza, ma anche quella più recente del giovane della provincia di Parma accusato di pedofilia attraverso un falso post divenuto virale, hanno focalizzato l’attenzione degli studenti, i quali hanno potuto riflettere su come le parole possano ledere a tal punto la dignità delle persone, da ucciderle.
Sempre Abbazia ha ringraziato i docenti e i dirigenti scolastici Antonio Venditti e Anna Gloria Carlini, intervenuti alla premiazione, e i componenti della giuria che hanno corretto gli elaborati, consapevoli della loro responsabilità: i giornalisti Giuseppe Pittà, Giuseppe Formato, Mimmo di Iorio, Nicola Fierro, Gino Calabrese e Pasquale Bartolomeo.
L’uso corretto del web, delle fonti e sui casi di fake news, che possono stravolgere la verità dei fatti, è stato il tema trattato dal giornalista Giuseppe Formato, il quale ha anche moderato l’incontro. 
“In Europa – ha affermato il giornalista Giuseppe Formato – sono nove milioni le donne vittime di violenza sulla rete e, in Italia, il fenomeno è in costante crescita. Occorre avviare un’opera di alfabetizzazione digitale, partendo dai più giovani, perché ormai il web è parte integrante della nostra vita”.
Violenza sulle donne e bullismo è stato il tema dell’intervento di Maria Grazia La Selva, presidente dell’associazione ‘Liberaluna Onlus’, impegnata sul territorio al fianco delle donne vittime di violenza, ma anche protagonista attraverso una serie di progetti in numerose scuole del capoluogo. 
La Selva ha invitato gli studenti, non solo a essere consapevoli che le parole possono uccidere, ma anche a essere coscienti che sempre le parole possono salvare. Denunciare ciò che accade è, infatti, l’unico modo con cui difendersi dalla violenza.
A emozionare in modo particolare i presenti, è stata poi la testimonianza di Amelia Boriati, la donna vittima per ben 37 anni di soprusi da parte del marito che, qualche anno fa, ha finalmente trovato il coraggio di denunciare. “Non fate come me che ho subito per troppi anni, – ha detto Amelia agli studenti – trovate sempre il coraggio di parlare. Credetemi, il primo schiaffo non sarà l’ultimo, perciò non aspettate che arrivi il secondo. Denunciate. Anche quando la violenza viene veicolata a parole attraverso le nuove tecnologie”. 
Ad aprire una parentesi di quelli che sono i reati più diffusi sui social network è stata l’avvocato, Manuela Abbazia, la quale ha illustrato ai ragazzi quali siano le azioni diffamatorie più diffuse comunemente in rete e come, in base alle ultime sentenze, la Corte di Cassazione, abbia ritenuto, in alcuni casi, la diffamazione a mezzo Facebook quale diffamazione aggravata.
Dopo il dibattito, l’attesa premiazione.
Il presidente di giuria, il giornalista Giuseppe Pittà, ha fatto il punto sulle scelte effettuate, tracciando per gli elaborati vincitori precise motivazioni e sintesi di quello che le poesie e i racconti hanno suscitato nei rappresentanti della giuria.
Prima della consegna degli attestati di partecipazioni e delle targhe, è stato l’attore Francesco Vitale a catalizzare l’attenzione di tutti con la lettura degli elaborati. Poi il momento tanto atteso. Oltre ai vincitori, sono stati consegnati gli attestati agli studenti meritevoli, grazie al proprio elaborato: Francesca Libertone (3°B SIA ‘Leopoldo Pilla’) con ‘Chimera’; Valeria Di Florio (3^B SIA ‘Leopoldo Pilla’) con ‘Libera di Essere’; Elena Iacovino (3^ D Liceo Scientifico ‘Romita’) con ‘Cedimento’; Serena Tullo (3^ B SIA ‘Pilla’) con ‘Tu… donna non mollare’ e Federica Di Iorio (3^ A RIM ‘Pilla’) con ‘Quel folle amore’.


giovedì 25 maggio 2017

CARABINIERI, RIPABOTTONI: INTITOLAZIONE DELLA LOCALE STAZIONE CARABINIERI AL NOME DEL CARABINIERE MEDAGLIA D’ORO “ELIO DI MELLA”

Campobasso, 25 maggio 2017

Il Generale di  C.A. Tullio DEL SETTE, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, ha presieduto alla Cerimonia. 
Stazione Carabinieri di Ripabottoni (Cb) intitolata al Carabiniere Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria” Elio DI MELLA

La cerimonia, ha avuto luogo questa mattina, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Tullio DEL SETTE, appositamente giunto da Roma. Dopo la Santa Messa celebrata nella chiesa di Santa Maria Assunta da Mons. Gabriele Tamilia, parroco locale, e dai Cappellani Militari Don Giuseppe Graziano e Don Claudio Recchiuti.
Schierati la Fanfara del 10° Reggimento Carabinieri Campania, un Picchetto d’Onore in Grande Uniforme Speciale della Scuola Allievi Carabinieri di Campobasso, nonché una rappresentanza di Comandanti di Stazione e di militari di tutta la Provincia di Campobasso. Erano presenti i Gonfaloni della Regione Molise, della Provincia di Campobasso, del Comune di Ripabottoni, nonché i labari dell’Associazione Nazionale Carabinieri e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. 
A fare da cornice all’evento alcune scolaresche del luogo e dei vicini Comuni di Morrone del Sannio e Casacalenda.
Alla cerimonia hanno presenziato, Sua Eccellenza il Prefetto Dott.ssa Maria Guia Federico, il Comandante Interregionale dei Carabinieri “Ogaden”, Gen. C.A. Giovanni Nistri, il Comandante della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise, Gen. B. Michele Sirimarco, nonché numerose altre Autorità civili, militari e rappresentanti della magistratura molisana.
Dopo gli onori resi al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, hanno avuto luogo i discorsi del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Campobasso, Ten. Col. Marco Bianchi, del Sindaco di Ripabottoni, Orazio Civetta e del Comandante Generale, Gen. C.A. Tullio Del Sette, tutti incentrati sulla figura del decorato che all’inizio della sua carriera ha prestato servizio in quel Comando Stazione, in particolare è stato lumeggiato l’atto di eroismo spinto fino all’estremo sacrificio compiuto dal Car. DI MELLA in data 7 ottobre 1982, quando all’epoca giovane trentenne, nel disperato tentativo di impedire la fuga di un pericoloso esponente della criminalità organizzata che doveva essere portato presso il Tribunale di Avellino per essere giudicato per il reato di omicidio, fu ucciso da uno dei malavitosi componente di un commando di 8 persone che assaltarono il furgone su cui lo stesso viaggiava.
La cerimonia di intitolazione della locale Stazione dei Carabinieri è proseguita con lo scoprimento di una targa in suo onore, posizionata a lato dell’ingresso della Caserma, da parte della vedova Sig.ra Lucia TAMILIA e di suo figlio Luca accompagnati dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e dal Sindaco di Ripabottoni, sono stati quindi resi gli onori ai caduti con la deposizione di una corona d’alloro.
Infine si è proceduto all’intitolazione della villetta comunale antistante il Comando Stazione sempre a nome del Car. M.O.M.C. “alla memoria” Elio DI MELLA.

Al termine il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri si è recato a Termoli dove, dopo aver visitato i locali della nuova sede del Comando Compagnia Carabinieri, occupata nel dicembre 2015, ha incontrato i militari effettivi al reparto, comandati dal Maggiore Fabio Luigi Bruno FICUCIELLO, ai quali ha rivolto parole di apprezzamento e stima per il lavoro, la motivazione e lo spirito di abnegazione dimostrati nell’assolvimento dei propri doveri in una zona, quella del basso Molise particolarmente delicata, sottolineando il fondamentale ruolo delle Stazioni Carabinieri capillarmente presenti su tutto il territorio nazionale quali presidi di legalità e vicinanza alle esigenze di sicurezza delle popolazioni locali. Nell’occasione, il Comandante Generale ha salutato anche una nutrita rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo del luogo, per poi fare rientro nella Capitale.