sabato 28 dicembre 2013

MOLISE:CELEBRAZIONI PER IL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA ISTITUZIONE DELLA REGIONE

Campobasso 28 dicembre 2013

PRESENTE IL MINISTRO DELLA DIFESA, MAURO
REPORTAGE di GINO CALABRESE

(LE FOTO SARANNO PUBBLICATE AL PIU' PRESTO)


GIUNTA REGIONALE:INTITOLAZIONE DEL PALAZZO AL PRIMO PRESIDENTE DELLA REGIONE MOLISE, CARLO VITALE

AULA CONSILIARE DI VIA IV NOVEMBRE, ASSEMBLEA STRAORDINARIA APERTA

CONSIGLIO REGIONALE,UFFICIO DI PRESIDENZA:CONFERENZA STAMPA CON IL MINISTRO DELLA DIFESA MARIO MAURO

EX GIL,TAVOLA ROTONDA: “IL MOLISE, QUALE FUTURO”

TEATRO SAVOIA, ORCHESTRA SINFONICA E CORO DEL CONSERVATORIO DI MUSICA “LORENZO PEROSI” 



Come conservare l'autonomia regionale per continuare a festeggiare il compleanno. E' stato questo il leit motiv che ha caratterizzato tutti gli eventi conclusivi programmati per la giornata di oggi, 27 dicembre, per la ricorrenza del cinquantesimo anniversario della istituzione della Regione Molise, e promossi dall'ufficio di presidenza, con la collaborazione di un Comitato appositamente costituito,  presieduto dall'ex presidente della Giunta, Gianni Di Giandomenico.
E' stata una giornata veramente intensa di appuntamenti che hanno segnato  momenti davvero suggestivi per quanti vi hanno preso parte.
Ha fatto gli onori di casa il Presidente del  Consiglio, Vincenzo Niro, ma la prima tappa importante, si è svolta presso la sede della Giunta Regionale, in Via Genova, ove c'è stata la intitolazione del palazzo al primo Presidente della Regione Molise, Carlo Vitale.
Alla presenza di autorità civili, militari e religiose, è stato il Presidente Paolo Di Laura Frattura, con una cerimonia sobria, a spiegare i motivi che hanno spinto ad assumere  tale determinazione, dinanzi alla moglie e alle figlie ed altri familiari dello scomparso Carlo Vitale.
Si è quindi proseguito nell'aula consiliare di via IV Novembre, ove era stata convocata per le ore 12,00, una assemblea straordinaria aperta, per raccogliere testimonianze, idee e proposte sul tema “Il Molise, quale futuro. Presupposti per la partecipazione attiva all'Europa delle Regioni”.
Un tema , come detto, ricorrente nel corso delle varie cerimonie, che ha notevolmente appassionato gli intervenuti, che non sono stati pochi.
Ha aperto i lavori il Presidente Niro che ha cosi fotografato l'incontro: “Un evento che abbiamo voluto celebrare, certamente come una occasione importante per ricordare il passato, ma soprattutto per riflettere sul futuro e in particolare su un nuovo modello di autonomia regionale in un riassetto dei rapporti politico-istituzionali che consenta di affrontare i complessi problemi di questa terra, soprattutto per conferirle nuova vitalità e frenare il fenomeno dello spopolamento”.
Sono quindi intervenuti, in rapida successione, osservando una tempistica concordata,  Giovanni Di Stasi, ex Presidente della Regione; Antonio D'Ambrosio, ex presidente del consiglio regionale; Gaspero Di Lisa, presidente della associazione ex consiglieri regionali del Molise; Vincenzo Cotugno e Nico Ioffredi, attuali consiglieri regionali per la maggioranza; Antonio Federico e Filippo Monaco, attuali consiglieri regionali per la minoranza; l'onorevole Danilo Leva; il presidente della provincia di Campobasso, Rosario De Matteis; il presidente della provincia di Isernia, Luigi Mazzuto; il sindaco di Isernia, Brasiello; il presidente dell'associazione industriali del Molise, Natale; il rappresentante designato dai sindacati confederali, il segretario della Cisl, Notaro; il presidente della Camera di commercio di Campobasso, De Angelis; il presidente della Camera di commercio di Isernia, Piersimoni; il presidente dell'Anci Molise (Associazione nazionale comuni italiani), Sciulli.
Ha chiuso la serie di interventi il Presidente della Giunta Regionale, Paolo di Laura Frattura.
“Cosi piccoli e così pochi, possiamo e dobbiamo farcela” - ha detto Frattura - riferendosi alla conservazione della identità regionale”.
Prima di trasferirsi tutti all'edificio ex Gil, per la prevista tavola rotonda “Il Molise, quale futuro”, alla presenza, tra gli altri, del Ministro della Difesa, Mario Mauro, presso l'ufficio di presidenza,  si è tenuta una conferenza stampa che ha visto protagonista proprio il Ministro, che ha voluto visitare la sede istituzionale, accompagnato dal “padrone di casa”, Niro e dalle varie autorità, e incontrare i giornalisti. L'esponente del governo ha anche velocemente  osservato  la mostra dell'artista Di Maria, nei locali  adiacenti l'aula consiliare.
Di corsa, poi, tutti nella accogliente e modernissima struttura dell'ex Gil, per assistere
alla tavola rotonda, moderata dal presidente dell'apposito comitato per i festeggiamenti del cinquantenario, Gianni Di Giandomenico, preceduta dalle note  dell'inno nazionale di Mameli,  ove ha tenuto ancora banco il discorso ^salvaguardia della autonomia^.
Vi hanno preso parte il Presidente del Consiglio, Vincenzo Niro, che ha ringraziato a nome di tutti il Ministro Mauro per la sua presenza in “questo giorno storico per il Molise”; Marcello Veneziale, già presidente della Regione Molise e componente del comitato per il 50° anniversario; Fabio Pilla, pro-rettore della università degli studi del Molise in sostituzione del rettore Gianmaria Palmieri; mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano; Paolo Di Laura Frattura, presidente della Regione Molise e il Ministro della Difesa, senatore Mario Mauro.
Ed è stato proprio quest'ultimo, più volte chiamato in causa per perorare la causa del Molise e dei molisani, in direzione della loro autonomia, in chiusura della tavola rotonda, a prendersi gli applausi più consistenti, allorquando ha affermato che “sicuramente ci saranno altri compleanni” per la nostra realtà regionale, augurandole lunga vita, prima di ripartire velocemente per la capitale.
Il sipario sulle celebrazioni del cinquantesimo anniversario della Regione, fortemente volute dal Presidente Niro e dall'ufficio di presidenza, è calato al Teatro Savoia, alle ore 19,30, con la esibizione dell'Orchestra Sinfonica e Coro del Conservatorio di Musica “Lorenzo Perosi” di Campobasso, in un “Concerto per l'autonomia del Molise”.



Intitolazione della sede della giunta regionale, Frattura: “Palazzo Carlo Vitale, il Palazzo del Molise e dei Molisani”

Via Genova, 11, a Campobasso, torna a essere un indirizzo. Solo questo, come è giusto che sia per una strada. La sede della presidenza della giunta regionale prende il nome del primo presidente della Regione Molise e diventa Palazzo “Carlo Vitale”.Stamani, nel giorno della ricorrenza dei 50 anni dell’Istituzione della Regione, la commossa e intensa cerimonia di intitolazione.Il governatore Paolo di Laura Frattura, alla presenza della signora Vitale e delle tre figlie Assunta, Annalisa e Francesca, ha scoperto la targa posta all’ingresso del Palazzo in onore dell’illustre e illuminato politico, eletto nel 1970, a soli 40 anni, primo presidente della giunta regionale del Molise. La targa è stata benedetta dalla preghiera dell’arcivescovo di Campobasso-Bojano, Monsignor GianCarlo Bregantini.
“Tra i primi nostri atti – il ricordo del governatore Frattura –, c’è stato l’accoglimento della proposta dell’Associazione degli ex Consiglieri regionali per l’intitolazione di questa sede istituzionale. Diciamo grazie alla famiglia Vitale, alla signora Diana e alle sue figlie, per la condivisione mostrata da subito per questa nostra sentita e partecipata iniziativa”.
“Nel segno dell’attualità estrema e straordinaria del disegno politico che il presidente Carlo Vitale aveva in mente per il nostro Molise – ha proseguito Paolo Frattura –, oggi celebriamo la memoria di un uomo illuminato, simbolo di rigore, sobrietà e vicinanza ai cittadini. Emblema di lungimiranza. Il presidente Vitale si fece portatore della necessità di un riequilibrio tra Stato e periferia, attraverso la scoperta e la valorizzazione di temi e ambiti di centrale importanza per la nostra cultura e la nostra economia. La sua idea di sviluppo per il nostro territorio, pensata e strutturata nel 1970, mette in evidenza tutti i ritardi che abbiamo accumulato rispetto a quella visione così moderna e contemporanea. Tanto si è fatto, ma tanto si deve fare”, ha ammesso il governatore.
“Con questa giornata rimarchiamo il rispetto che dobbiamo a quell’insegnamento attuale, a quella progettualità politica che ci ha consentito di diventare quello che siamo e che ci impone ora, ancora, di assumere, noi per primi, il peso delle tante responsabilità. Dunque, con onore ed emozione, nella memoria del primo presidente della nostra Regione – ha concluso Frattura –, nel nome di Carlo Vitale, da oggi via Genova, Palazzo “Carlo Vitale”, il Palazzo del Molise e dei Molisani”.

50 anni della Regione Molise, Frattura: il futuro, la prospettiva di tutti noi

“Cinquant’anni di storia, cinquant’anni di futuro? Il nostro sguardo sul domani è l’augurio più bello che possiamo scambiarci. L’augurio più giusto per riflettere e comprendere la storia della nostra Autonomia, l’augurio migliore per guardare avanti.
Il futuro, la prospettiva del Molise e dei Molisani.
Apriamoci al futuro con il sorriso della speranza. Con l’emozione, tutta particolare per chi, come noi adesso, ha avuto l’onore di amministrare e governare la nostra Regione. Avanti così, con l’entusiasmo misto alla consapevolezza morale e politica di ritrovarci al timone della nave MOLISE. La voglia di fare, di alzare l’asticella, gli obiettivi del primo giorno di questa nostra avventura, tutto questo letto e ritrovato stamani nelle dichiarazioni programmatiche del primo presidente della Regione, Carlo Vitale.
E come allora, ancora oggi, di nuovo tutti uniti per la difesa comune di un’eredità minacciata da forbici istituzionali, da problemi e ostacoli. Siamo qua a dimostrare che l’Istituzione della Regione Molise non è stato un passo sbagliato o azzardato. È la nostra storia ed è una storia importante. Una storia che ci appartiene. Appartiene a chi ne è stato protagonista allora, appartiene a chi la vive adesso. Appartiene a tutte le forze politiche e sociali, all’impegno congiunto di tutti i partiti protagonisti allora, la Dc, il Pci, il Psi. Tutti.
Questo compleanno lo dedichiamo a chi è nato molisano e conosce soltanto questa dimensione. Lo dedichiamo a chi è sfiduciato, a chi non ha più un valido motivo per alzarsi la mattina, a chi si alza la mattina e ha la forza e la voglia di donare il suo tempo agli altri. Lo dedichiamo a chi non trova nel suo Molise risposte e riscatto. Lo dedichiamo alla serenità familiare messa a rischio dalle certezze all’improvviso diventate incertezze. Lo dedichiamo a chi ha i capelli bianchi e sulle spalle tutti gli acciacchi del tempo e soffre perché non riconosce attorno a sé per i suoi figli e i suoi nipoti le stesse occasioni offerte alla sua giovinezza. Lo dedichiamo al lavoro, il solo motore della crescita e dello sviluppo sociale.
Ancora lo offriamo, questo nostro compleanno, a chi non conosce fino in fondo il significato della conquista costituzionale di 50 anni fa. Raccontiamo ai nostri ragazzi il percorso di tutte le battaglie sociali e politiche, che hanno avuto la voce, la passione, il nome di uomini seri e onesti, che tanto hanno dato alla nostra Regione e che non sono più in mezzo a noi. Che sia la festa dell’abbraccio di tutte le generazioni.
La storia dei cinquant’anni di Autonomia cade in anni difficili, in anni e giorni di contestazioni e contrapposizioni tra Istituzioni e Cittadini. Non è un fatto nuovo, certo, ma di sicuro rinnovato, affollato, teso e nervoso. Non raccoglierne il significato è un errore imperdonabile. Ma raccoglierlo o enfatizzarlo nell’abusato e scontato solco dell’antipolitica è uno sbaglio ancora più grave, non rispettoso del ruolo che i Cittadini hanno voluto affidarci.
Siamo qui ad assumerci tutte le responsabilità che ci vengono imputate come amministratori, con senso di responsabilità, ma con la coscienza pulita di chi ci prova a costruire qualcosa di buono. Opportunità per tutti, per i giovani come per gli anziani, per quelli di mezz’età, per le donne e per i deboli, per chi sta ai margini: è il sogno che coltiviamo e che guida le nostre scelte.
Andiamo avanti a piccoli passi in un mondo che dice che non abbiamo ragione di esistere. Troppo piccoli, troppo pochi. È un pregiudizio sbagliato: lo dimostreremo. Le difficoltà non sono poche. Sono economiche, finanziarie, strutturali e anche, per taluni aspetti, etiche.
Ci muoviamo per una pubblica amministrazione aperta, efficiente e trasparente.
Il lavoro resta la priorità. Senza lavoro, il Molise muore con i suoi talenti migliori che vanno via. Come muore, se non dà spazio e possibilità di espressione ai talenti che scelgono di restare. Ci muoviamo per il merito e la competenza, per la scuola, la formazione integrata, l’Università del Molise per il Molise.
Ricalchiamo il buon esempio. L’esempio di tanti, donne e uomini, che ogni mattina si alzano e vanno a scuola, in azienda, in ufficio, sul cantiere o restano a casa. Faticano, si sconfortano e a volte nemmeno si interrogano sul loro stato, nella convinzione che quello che hanno sia già una fortuna.
Impariamo dalle donne, preziose figure della nostra società. Dalle donne, dalla loro forza troppo spesso chiusa in casa come esclusivo conforto per figli disabili, mariti cassintegrati, compagni esodati, per genitori non più autosufficienti, prendiamo il coraggio per fare di più di quello che ci è richiesto.
Facciamo che tutti, gli ultimi e i sofferenti, le aziende e i lavoratori, sentano questa Istituzione vicina, capace di rappresentare e assistere i bisogni più diffusi. Quelli dei tanti, dei troppi che non hanno voce.
Facciamo vedere all’Italia che la solidarietà che corre silenziosa, perché spontanea e naturale, nelle strade dei nostri borghi è un “sistema”. Il SISTEMA MOLISE, la Regione del buon esempio. Dei tagli agli sprechi e ai costi della politica. Della ripresa fatta bene.  
Così piccoli e così pochi possiamo e dobbiamo farcela. Possiamo e dobbiamo essere noi l’esempio virtuoso. Resistiamo perché ci crediamo.
Cinquant’anni non sono di passato, sono tutti di futuro, non solo perché “la storia siamo noi”, come spesso cantiamo, ma perché questo si aspettano tutti i molisani. Molisani di ieri, oggi e domani”.
Paolo di Laura Frattura

50 anni della Regione Molise,Federico:costruire un’unità culturale e di valori 

In questo giorno particolare che coincide con il venerdì di mezzo secolo fa in cui fu promulgata la Legge costituzionale che istituiva la Regione Molise, intendiamo far sentire con chiarezza e trasparenza la nostra voce, aderendo in pieno ad un progetto comune a tutti i cittadini molisani, volto a costruire un’unità culturale e di valori per un popolo per troppo tempo relegato a un ruolo marginale e sottoposto ai voleri di sempre più trasformistiche elites dominanti.
Come ha auspicato il Presidente del consiglio regionale, anche noi proviamo a “ripercorrere la storia regionale ed aprire lo sguardo verso il futuro” ma con una prospettiva decisamente diversa da quella di tanti relatori che finora hanno saputo mettere in primo piano le istituzioni, le legislature e i vari politici che si sono susseguiti nel corso di mezzo secolo, dimenticando di raccontare la realtà dei cittadini del Molise, del suo territorio, delle sue attese di crescita, sempre rimandate al da farsi.
Anche in questa occasione il nostro sguardo si rivolge alle persone, in particolare a tutti quei cittadini sistematicamente messi da parte dall’azione politica locale, ai trecentomila molisani che ancora resistono con difficoltà nella nostra terra e anche al milione di corregionali che, secondo più fonti, in più ondate migratorie hanno cercato miglior fortuna all’estero, non dimenticando in nessun caso le antiche origini e le radici culturali della loro storia familiare. Non si può infatti sottacere il ricordo dei numerosi molisani che si sono trasferiti in altre regioni d’Italia e all’estero incessantemente negli ultimi due secoli. Non dimentichiamo le tantissime vite spezzate nei tragici incidenti della miniera di Monongah, all’inizio del XX secolo, e di Marcinelle nel secondo dopoguerra.
Quando all’inizio del 1800 i nostri concittadini più illustri immaginavano un Molise unito, era certamente per portare sviluppo e progresso a questa terra frenando così questa diaspora, ma oggi sembra che tale viaggio sia di nuovo ed ancora una scelta quasi obbligata per i molisani.
Purtroppo l’istituzione regionale non ha saputo cambiare le cose, rallentando lo spopolamento del nostro territorio: infatti siamo l’unica regione d’Italia che sta continuando a spopolarsi con costanza dal 1860, dal secondo dopoguerra e persino negli ultimi 20 anni durante i quali il Molise ha perso oltre 17.000 persone. Se la dinamica demografica dovesse continuare così, in un solo decennio il Molise potrebbe trovarsi ad avere meno di 300.000 abitanti.
Fino alla metà del secolo scorso il Molise si collocava a pieno titolo tra le aree più sottosviluppate del Mezzogiorno. La natura prevalentemente montana del territorio caratterizzato da asperità orografiche e fragilità idrografiche e da un clima particolarmente rigido, ha impedito lo sviluppo di grossi centri urbani e di una conseguente rete infrastrutturale, ostacolando così la crescita di un’imprenditoria locale, fulcro di sviluppo tecnologico ed economico, e ciò ha sempre mantenuto un netto divario tra il Molise e l’industria nascente del resto del paese.
Ma anche una classe politica troppo spesso poco lungimirante e incisiva a livello nazionale ha contribuito a collocare il Molise in un contesto periferico: un esempio ne è il fatto che, alla nascita della rete ferroviaria nazionale dopo l’unificazione del Regno d’Italia, al territorio molisano fossero destinate soltanto linee secondarie a binario unico, a distanza di oltre un secolo rimaste ancora senza elettrificazione. Soltanto a partire dagli anni ’70 l’intervento straordinario del legislatore nazionale dotò la regione di quelle infrastrutture che le consentirono di ridurre lo svantaggio competitivo rispetto ai territori limitrofi. Da allora, anche in assenza di un chiaro e condiviso modello di crescita e grazie agli incentivi delle politiche di coesione destinati alle regioni in ritardo di sviluppo, il Molise ha saputo recuperare competitività facendo anche meglio delle altre regioni meridionali, riducendo le distanze con le aree del Centro nord.
Anche le opportunità fornite dalle politiche di coesione, però, non sono state colte in pieno dalla classe politica regionale che, ancora una volta, ha sacrificato sull’altare del finto progresso e delle logiche clientelari il futuro delle generazioni che volevano rimanere in Molise e farlo crescere. La “classe dirigente” molisana ha preferito infatti disegnare per la regione un futuro meramente basato su principi di puro assistenzialismo. Grazie all’esiguità dei fondi pubblici nazionali necessari per finanziare l’apparato amministrativo regionale inefficiente e fuori controllo come il nostro, la contiguità tra la classe dirigente locale e le maggioranze politiche nazionali compiacenti ha consentito di spendere soltanto nel breve termine, realizzando benefici immediati ma limitati, a discapito di una prospettiva di sviluppo più duraturo e rispettoso della nostra identità.
E così negli ultimi dieci anni abbiamo visto il Molise ripiegarsi su se stesso e essere fiaccato, più che altre regioni, dalle difficoltà generate della crisi economica internazionale che dal 2007 si sono riverberate con maggiore intensità sulla nostra regione. All’indebolimento del tessuto economico e sociale hanno contribuito vari fattori: una politica industriale improntata solo sulla salvaguardia di imprese inefficienti in cambio di meri interessi di bottega; un’insana gestione della spesa per la salute e la sanità, in persistente squilibrio dei conti; un utilizzo dell’indebitamento pubblico lontano da qualsiasi criterio che adotterebbe un buon padre di famiglia; una politica culturale provinciale, sguarnita dei mezzi indispensabili del conoscere critico e della ricerca priva di spazi e di libertà creative, defraudata di stimoli contemporanei, ridotta alla celebrazione di una genuinità ingenua, utile, nella migliore delle ipotesi, a creare silenziose masse di scontenti.
Torniamo al tema centrale di questa giornata in cui, per celebrare i cinquant’anni di autonomia della nostra regione, proviamo a disegnare il futuro del Molise nel ventunesimo secolo e nell’Europa. L’invito che vi faccio è di cogliere l’occasione di questo momento storico e di non fermarsi alla mera celebrazione di questo evento. Rischiamo, infatti, di sconfinare in un’autocelebrazione, ancora una volta, non supportata da alcuna azione politica di programmazione. Non basta limitarsi alla sola gestione delle contingenze ed emergenze. Non indugiamo nell’atteggiamento miope che ci porta a trascurare la vera ricchezza del nostro territorio, favorendo la fuga dei giovani e delle menti più brillanti per cui tutti i politici da decenni si riempiono la bocca di buone intenzioni.
Il perdurare di questo tipo di gestione può mettere seriamente in discussione l’autonomia che oggi stiamo celebrando. Ma come possiamo festeggiare i 50 anni della regione, se continuiamo a tenere fuori dalla porta le mille questioni che ci angustiano ogni giorno e che rischiano di minare seriamente tutto quello che oggi con solennità commemoriamo?
Signor Presidente, colleghi, cittadini, non escludiamo da questo dibattito politico tutto quello che è nelle reali preoccupazioni dei molisani: la mancanza di un sistema sanitario regionale efficiente e virtuoso che sappia coniugare l’equilibrio dei conti con le reali esigenze di salute dei cittadini; il falso mito della terra molisana, finora ritenuto un gioiello di preservazione ambientale ma in realtà svilito dalla mancata valorizzazione di aree protette, dai probabili interramenti di rifiuti tossici, dal mancato controllo della qualità dell’acqua e dell’aria, dall’assenza di un registro dei tumori che ci permetta di avere coscienza di quanto l’ambiente influisca sulla nostra salute; la gestione fallimentare dei pochi grandi gruppi industriali, alimentare e tessile in primis, che ha visto lo sciagurato ed inefficace coinvolgimento della Regione e che non fa presagire nulla di buono per le migliaia di lavoratori molisani coinvolti; la mancanza di sinergia tra i settori dell’istruzione, della cultura e del turismo, potenziale fattore di sviluppo del nostro territorio che invece continua ad essere svilito da una visione campanilistica e sul quale, inoltre, incombe la realizzazione di nuove faraoniche infrastrutture che poco hanno a che vedere con una qualsiasi idea di sviluppo sostenibile e molto con il consumo del suolo.
La perdita di competitività della Regione, illustrata qui sinteticamente, si sta manifestando in un contesto storico che vede il legislatore nazionale ridisegnare l’assetto istituzionale del nostro paese, abolendo le Province e mettendo in discussione l’esistenza stessa anche delle Regioni, soprattutto quelle più piccole, arretrate e non certo virtuose in termini di gestione del bilancio.
Nonostante ciò, proviamo ad aprire l’orizzonte al futuro e lo facciamo con le parole di un molisano illustre, pronunciate molto tempo prima che il Molise conquistasse la sua autonomia regionale: “Udrete, o giovani, non di rado lamentare che il Molise è dimenticato e di tale oblio dar ogni colpa ai suoi rappresentanti politici. Ebbene, siano o no questi in colpa, ciascuno domandi anzitutto a sé medesimo: me ne ricordo io sempre del Molise? Che ho fatto o fo io per esso? Quale smania mi agita il petto di farmi onore, non per me soltanto o pei miei, ma perché ne ridondi fama alla mia regione? qual compiacenza eccita in me ogni cosa che giovi al Molise o lo rialzi agli occhi d’Italia? Una rappresentanza politica tanto può al fin fine quanto è l’ardore cittadino che scaldi tutto il paese o la gloria che tutto lo esalti. Non si può a un piccol drappello di uomini politici prescrivere che creino essi l’ardore che gli altri non sentano; ed ingenui sono gli altri se credono potersi il patriottismo esercitare per delegazione o per procura! Codesto somiglierebbe troppo al fatto di quel signore inglese che girava l’Europa per visitare i musei, ma poiché in ciò s’annoiava, ne dava incarico al suo servitore.”
La ricetta che ci propone Francesco D’Ovidio è quella di porre in primo piano i cittadini. Raccogliamo il suo invito e coinvolgiamo i molisani mettendoli al centro del processo di cambiamento. Mi rivolgo pertanto agli amministratori qui presenti, a tutte le associazioni di categoria, ai sindacati, agli enti formativi e vi chiedo di fare un passo indietro e di utilizzare la programmazione concertata in un modo nuovo, più trasparente e senza più protagonismi autoreferenziali e logiche di parte, ma lasciando spazio ai cittadini e alla loro capacità di autodeterminazione.
In quest’ottica, modifichiamo insieme lo Statuto della nostra Regione il cui adeguamento ai tempi odierni continuiamo a rimandare da anni. Introduciamo strumenti di democrazia diretta e partecipata che diverrebbero una preziosa risorsa e non un costo per la qualità della nostra democrazia. In chiusura, raccogliendo umilmente la sfida che ci propone D’Ovidio e parafrasando l’intervento di un collega parlamentare facciamo un appello a tutti i colleghi consiglieri “agiamo con azioni importanti altrimenti questo immobilismo ci farà evaporare!”
Sperando che questa bellissima regione non sia già evaporata, auspico che i ns politici trovino, nell’immediato, la capacità di reagire e di cambiare direzione.. Bisogna sfruttare il ns territorio predisponendolo a un turismo di elite, considerando che i ns prodotti agricoli, la buona cucina, i tanti emigrati che ancora danno forza nel mondo a questa regione, sono già una concreta base di partenza.. Non si possono sciupare cinquant’anni di lavoro e di sacrificio di un popolo che sicuramente merita rispetto e soprattutto, che non vuole più emigrare..!! Forza Molise, un grande IMBOCCALLUPO a tutta la ns classe politica.. Auguri piccolo grande Molise..

Mr. F35 no grazie.


“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”
L’art. 11 della Cost. italiana, dovrebbe costituire le fondamenta, un pilastro inamovibile del nostro Paese, un faro che avrebbe dovuto illuminare “vecchi e nuovi regnanti”. In realtà assistiamo sistematicamente alla umiliazione di questo articolo, pensato dai Padri Costituenti, per mettere al riparo tutti dall’atrocità della guerra.
Oggi pomeriggio alle celebrazioni per i 50 anni di vita della Regione Molise, in programma a Campobasso interverrà il Ministro Mario Mauro.
Il MoVimento 5 stelle Molise non sarà presente al tavolo intorno al quale siederà uno dei grandi promoter dell’acquisto degli F35. 
Cogliamo la presente per invitarla il 31 Dicembre prossimo a Campobasso, quando si terrà una marcia per la pace dato che il Molise è una Regione di Pace.

Programmazione europea e lavoro, Frattura lancia la candidatura: la sede regionale di Bruxelles come casa dell’impresa sociale 


La sede istituzionale di Bruxelles come casa dell’impresa sociale: a lanciare la candidatura, alla presenza del ministro della difesa Mario Mauro, il governatore Paolo di Laura Frattura a margine del suo intervento alla tavola rotonda “Il Molise, quale futuro”, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dell’istituzione della Regione Molise
“Ieri – ha ricostruito il presidente Frattura per i presenti al convegno –, abbiamo avuto modo di confrontarci con il vescovo di Campobasso, padre GianCarlo Bregantini, e l’imprenditore molisano, Enzo Manes, fondatore della Dynamo camp, sull’imprescindibile significato dell’impresa sociale nella logica di sviluppo da assicurare al territorio. Ci siamo accorti che validissimi strumenti di questo tipo sono trascurati nell’alveo delle opportunità comunitarie. Per questo siamo qui a rilanciare il ruolo della nostra Regione per l’impresa sociale”. 
“Convinti che l’impresa sociale con la sua forma giuridica possa segnare la differenza per la ripresa reale in termini lavoro di un territorio – ha proseguito il governatore –, candidiamo la nostra sede istituzionale di Bruxelles come casa dell’impresa sociale della prossima programmazione europea, così da dare contenuti importanti e concreti a un contenitore vuoto”.
“È il modo che abbiamo per dare voce alle capacità che questa regione, seppure piccola e numericamente debole, ha di mettere in campo idee innovative che marchino la differenza, perché la ripresa – ha concluso il governatore Paolo di Laura Frattura – passa solo per la costruzione di opportunità vere di lavoro offerte a tutti”.





















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