lunedì 16 febbraio 2015

OPEN DAY IN RIANIMAZIONE: QUINTA EDIZIONE

Campobasso, 16 febbraio 2015

Siamo alla quinta edizione dell’open day in Rianimazione: come ogni anno, in occasione del Mercoledì delle Ceneri, il 18-02-2015, alle ore 08.00, la Rianimazione dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso aprirà le sue porte, la giornata sarà dedicata agli ex pazienti della Rianimazione, e, soprattutto, ai loro familiari che hanno condiviso con gli infermieri e con i medici della rianimazione giorni tristi e giorni felici. Le porte della Rianimazione saranno aperte a ex-pazienti, familiari, operatori della sanità, amministratori e uomini di buona volontà. I fautori dell’iniziativa sono due persone molto diverse, ma con qualche affinità: il Direttore della Unità Operativa di Rianimazione, Romeo Flocco, e S.E. l’Arcivescovo di Campobasso, Padre Giancarlo Bregantini. “Apriremo le nostre porte ai familiari che tornano da noi dopo tanti anni, loro sono i veri eroi della nostra società, come Angelina che ha curato per trent’anni a domicilio Roberto, il suo caro marito, affetto da SLA, nostro ex-paziente. Apriremo le nostre porte a quelle mamme che con dignità e compostezza hanno rischiato che il loro cuore esplodesse di dolore quando erano accanto ai loro bambini sfigurati da traumi terribili. Apriremo le nostre porte a quelle ragazze che sono sopravvissute alle coltellate di selvaggi, barbari e piccoli uomini. Apriremo le nostre porte a quei ragazzi fragili che avevano deciso di farla finita, ma che adesso, forse anche grazie a noi, sono diventati coraggiosi guerrieri della nostra società. Apriremo le nostre porte ai nostri ex-pazienti che dopo l’esperienza di Rianimazione, dopo aver rischiato di morire, sono diventati super-vivi, sono diventati dei super-man, come Fra Giovanni che torna spessissimo da noi, nelle ore più impensate, a portare conforto e sollievo a noi, ai nostri pazienti ed ai loro familiari, è diventato ormai la nostra Guida Spirituale. Aprire le porte della Rianimazione alle famiglie è una rivoluzione copernicana. Nel nostro paese, l’accesso a questi reparti è tradizionalmente regolato da politiche restrittive, i visitatori possono entrare al massimo per un’ora, una volta al giorno; in molti casi, addirittura, l’ingresso è completamente vietato. In questo modo, si pensava di contenere i rischi infettivi per i ricoverati, impendendo la diffusione di germi provenienti dall’esterno. Oggi, tali impostazioni non hanno più alcun razionale scientifico. Un’altra rigida consuetudine era quella della “bardatura” (cappellino, mascherina, camice e sovrascarpe) dei familiari, considerata necessaria per entrare in terapia intensiva. In precedenza, occorreva vestirsi con le stesse protezioni individuali indispensabili per la sala operatoria, ora si è visto che anche questa precauzione è inutile. L’unica misura davvero efficace è rappresentata dal lavaggio delle mani, da parte di visitatori e personale, con acqua e sapone o gel antisettici”. Rianimiamo il corpo e lo spirito, questo il tema che Padre Grancarlo Maria Bregantini affronterà il 18-02-15, alle ore 08.00, nella Rianimazione dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso. “Porte aperte? È solo una sperimentazione voluta da noi, e sostenuta dal Vescovo di Campobasso che il 18-02-15 celebrerà la Santa Messa del Mercoledì delle Ceneri in Rianimazione, a porte aperte”. Padre Giancarlo Maria Bregantini dal 2011 introduce in Rianimazione la Quaresima, il periodo di quaranta giorni che prepara i cristiani alla Pasqua: “Si potrebbe dire che il Signore abbia voluto metterci alla prova, chiamarci a una più profonda purificazione, a ricominciare daccapo nello spirito della penitenza". Rianimazione: ci entri e per un attimo ti sembra di varcare la soglia di un’astronave, in volo verso la luna. Ci sono emozioni, drammi, respiri e sospiri; insomma, vite che lottano là dentro. Vite di questo mondo. Il ricovero in terapia intensiva, sia per il malato che per il suo nucleo familiare è un evento critico, che porta inevitabilmente alla creazione di un triangolo relazionale ai cui vertici si trovano l’équipe medico-infermieristica, la persona assistita e la famiglia. Con “Terapia Intensiva aperta” si intende un modello organizzativo che preveda l’eliminazione delle barriere fisiche, temporali e relazionali non effettivamente utili alla cura del malato e in cui invece venga promosso un trattamento personalizzato, che tenga conto delle varie dimensioni di ogni individuo. Se è vero che i servizi sanitari hanno l’intrinseca necessità di innovarsi e cambiare per affrontare sempre meglio i bisogni assistenziali dei pazienti e dei loro familiari, questa innovazione e questo cambiamento non possono manifestarsi soltanto sul piano tecnologico. Paradossalmente, vogliamo lanciare questo messaggio proprio a partire da un ambito, quello delle terapie intensive, che è classicamente “high tech” e che poggia sulle tecnologie gran parte dei risultati clinici che è in grado oggi di realizzare. Le crescenti acquisizioni in campo tecnologico e scientifico, che permettono oggi di trattare anche patologie una volta incurabili, non possono essere disgiunte dalla necessaria consapevolezza dell’importanza degli aspetti relazionali e psicologici dell’assistenza; questo anche e soprattutto in ambiti peculiari, per tipologia di problemi clinici affrontati e sofisticazione degli apparti tecnologici, come le terapie intensive.

IL PENSIERO DI MONS. BREGANTINI

Il mercoledì delle Sacre Ceneri apre il tempo alla Quaresima. “Ma sono anche gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi” (Isaia 57,15). 
Dopo la santa Messa il vescovo Bregantini incontrerà pazienti, ex-pazienti, familiari, operatori della sanità, amministratori e uomini di buona volontà per dare loro ascolto, accoglienza e voce di conforto.

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